Un bear market è uno di quei momenti in cui anche gli investitori più esperti sentono il fiato sul collo. Quando i mercati scendono del 20% o più da un massimo storico, è naturale sentirsi disorientati e voler agire. Eppure, proprio quando il panico dilaga, è fondamentale sapere cosa non fare. In questo articolo analizziamo gli errori più comuni che gli investitori italiani commettono durante le fasi di ribasso, e come evitarli.
Panico e vendite affrettate: il nemico numero uno
Il primo istinto durante un bear market è vendere tutto per fermare le perdite. Sembra logico, ma è esattamente quello che non dovresti fare. Secondo i dati Covip (Commissione di Vigilanza sui Fondi Pensione), durante la crisi del 2020, gli italiani che hanno liquidato prematuramente i loro fondi pensione hanno perso mediamente il 15-20% in più rispetto a chi ha mantenuto le posizioni fino alla ripresa del mercato.
Il motivo è semplice: il mercato non scompare durante un ribasso. Se vendi quando gli indici sono al minimo, cristallizzi le perdite. Se invece mantieni la posizione, quando il mercato si recupera (e sempre si recupera), ritrovi il valore iniziale. La storia dei mercati finanziari insegna che il bear market è un momento di opportunità per chi mantiene i nervi saldi, non una catastrofe.
- Non inseguire il panico: i ribassi sono fisiologici. Dall’inizio del nuovo millennio, il mercato azionario ha conosciuto almeno 5 bear market significativi, ma alla fine è sempre tornato a nuovi massimi.
- Non dimenticare il valore degli studi storici: il rimbalzo post-crisi ripaga sempre chi è rimasto investito.
- Non credere ai pessimisti: i media amplificano il messaggio negativo. Mantieni la razionalità.
Spostare il denaro dai fondi pensione al conto corrente
Un errore particolarmente grave è trasferire capitali dai fondi pensione ai conti correnti “per sicurezza”. Non è sicurezza, è erosione della ricchezza. I fondi pensione integrativi italiani, secondo Covip, hanno registrato rendimenti medi del 5,2% annuo nel decennio 2013-2023, nonostante le crisi includessero il 2020.
Spostare soldi dal fondo al conto corrente significa:
- Perdere i benefici fiscali: i versamenti ai fondi pensione sono deducibili dal reddito imponibile fino a 5.164,57 euro annui (2024), mentre gli interessi del conto corrente sono imponibili.
- Rinunciare alla crescita composta: Il TFR medio italiano si attesta intorno ai 15-20mila euro per un dipendente medio. Se spostato nel fondo pensione, genera rendimenti composti; se rimane fermo in conto corrente, si erode di valore.
- Subire le tasse due volte: una quando liquidi il fondo (imposta sostitutiva del 20%), e di nuovo se gli interessi si materializzano.
Mantenere i soldi nei fondi pensione durante un bear market è strategicamente corretto perché hai un orizzonte temporale lungo (fino alla pensione) per recuperare i ribassi.
Non ignorare la riallocazione tattica e il riequilibrio del portafoglio
Se c’è un momento in cui non dovresti fare nulla è quando il mercato scende, ma se c’è un momento in cui dovresti fare qualcosa di intelligente, è proprio quello. Qui sta la differenza tra panico irrazionale e azione consapevole.
Non confondere “non vendere per panico” con “non fare mai nulla”. Un approccio efficace è il riequilibrio del portafoglio. Se il tuo asset allocation prevede il 60% azionario e il 40% obbligazionario, durante un bear market la percentuale azionaria scenderà (diciamo al 50%), mentre le obbligazioni manterranno valore. Riequilibrare significa riacquistare azioni a prezzi più bassi con il denaro dalle obbligazioni: è la base del “buy low, sell high”.
- Non ignorare i BTP: durante un bear market, i BTP a lunga scadenza offrono cedole attrattive. Un BTP decennale rendeva il 3,5-4% nel 2023-2024. È un modo intelligente di proteggere il portafoglio.
- Non dimenticare il diritto al versamento volontario: se hai capacità di risparmio, un bear market è il momento perfetto per versare contributi volontari nei fondi pensione a prezzi “scontati”.
- Non rinunciare al dollar cost averaging: continuare a versare mensilmente nel fondo pensione o in ETF (senza aumentare le somme per panico, ma senza ridurle nemmeno) è il modo più efficace di beneficiare dei bassi prezzi.
I dati INPS dimostrano che gli italiani che hanno mantenuto contributi regolari durante le crisi hanno accumulato patrimoni pensionistici superiori del 18-25% rispetto a coloro che hanno smesso di versare nei momenti difficili.
L’importanza della prospettiva temporale
Un ulteriore errore da non fare è confondere l’orizzonte temporale. Se hai bisogno dei soldi tra 2 anni, allora durante un bear market non devi essere in azioni. Ma se il tuo orizzonte è di 10, 20 o 30 anni (come avviene con i fondi pensione), una discesa del 30% oggi diventa irrilevante domani.
Non punire il tuo futuro io per paure del tuo presente io.
Conclusione
Durante un bear market, la ricetta non è complicata: non vendere per panico, non svuotare i fondi pensione, non dimenticare che il riequilibrio razionale è diverso dal panico, e non perdere di vista il tuo orizzonte temporale. Gli italiani che hanno navigato le crisi del 2008, 2020 e 2022 con questa disciplina oggi godono di portafogli molto più solidi di chi ha ceduto al panico. La ricchezza non si costruisce comprando al massimo; si costruisce mantenendo la calma quando il mercato scende.